Bebe Vio

Forte come il coraggio, leggera come un sogno.

 

C’è chi combatte per vincere, e chi combatte per vivere. Bebe Vio ha fatto entrambe le cose, e le ha fatte col sorriso. Nata nel 1997, promessa della scherma sin da piccola, la sua vita cambia improvvisamente a 11 anni, quando una meningite fulminante le causa l’amputazione di braccia e gambe. Per chiunque sarebbe stata la fine. Per lei è stato un inizio.

Con protesi speciali e una volontà indomabile, Bebe torna in pedana, riscrive la storia del fioretto paralimpico e conquista il mondo: oro a Rio 2016, oro a Tokyo 2020, campionessa mondiale ed europea, simbolo vivente di ciò che significa non arrendersi mai. Ma il suo trionfo non è solo sportivo: è culturale, umano, sociale.

Con l’associazione Art4Sport, sostiene bambini amputati come lei, portando avanti una visione dello sport come diritto, terapia e rinascita. La sua ironia è disarmante, il suo modo di stare al mondo contagia e illumina. Sogna, lotta, ride, si mostra vulnerabile, potente e piena di vita.

Bebe Vio è molto più di una campionessa. È un’idea di futuro che cammina su protesi e non ha paura di brillare.

Durante una conferenza motivazionale, Bebe ha raccontato che, mentre era ancora in ospedale dopo le amputazioni, fece una lista delle "prime 10 cose da fare appena guarita": al primo posto c’era "Tornare a fare scherma". Ma al numero due aveva scritto: “Mangiare una pizza intera”.

La determinazione ha bisogno anche di leggerezza.

ICONICOMIX la celebra

perché ha trasformato il dolore in motore, il corpo in strumento di libertà, la disabilità in possibilità. Bebe Vio è l’incarnazione della resilienza attiva, capace di ispirare atleti, ragazzi, donne, famiglie, chiunque. 

È l’icona del nonostante tutto, io vado avanti.

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