George Best nasce a Belfast nel 1946 e cresce in un’Irlanda del Nord segnata da tensioni sociali e religiose. Fin da ragazzo dimostra un talento straordinario per il calcio: leggero, rapido, imprevedibile, con un dribbling che faceva sembrare i difensori statue immobili. Scoperto a soli 15 anni da un talent scout del Manchester United, vola a Manchester e a 17 debutta in prima squadra.
Con la maglia rossa dei Red Devils scrive alcune delle pagine più entusiasmanti del calcio moderno. Nel 1968 guida il Manchester United alla vittoria della Coppa dei Campioni contro il Benfica, segnando un gol memorabile. Quell’anno vince anche il Pallone d’Oro, consacrandosi tra i migliori al mondo.
Ma George Best non era solo un calciatore. Era un simbolo di stile, fascino e ribellione, capelli lunghi, vita mondana, charme irresistibile. I tabloid lo soprannominarono “il quinto Beatle” per la somiglianza con le star del rock britannico.
Allo stesso tempo, la sua carriera fu segnata da eccessi e cadute. Alcol, feste, disordini disciplinari. Nonostante ciò, la sua classe rimase indelebile, un talento puro, in grado di entusiasmare con giocate impossibili.
Best non fu mai soltanto un atleta, fu un’icona culturale che rappresentò un’epoca di libertà, eccessi e rivoluzioni. Amato, discusso, a tratti maledetto, resta ancora oggi un mito che trascende il calcio.
Quando il Manchester United vinse la Coppa dei Campioni nel 1968, Best fu trovato la mattina seguente non a festeggiare con i compagni, ma a giocare a calcio sulla spiaggia con dei ragazzini di Lisbona.
ICONICOMIX lo celebra
perché ha incarnato l’anima ribelle del calcio, genio, bellezza e tormento in un’unica figura.