John McEnroe non è stato solo un tennista, è stato una scossa elettrica nel cuore di uno sport elegante e composto. Nato a Wiesbaden, in Germania, nel 1959, ma cresciuto a New York, ha portato in campo l’irruenza dei marciapiedi americani e il talento di un artista.
Nessuno colpiva la palla come lui. Nessuno discuteva con gli arbitri come lui. Il suo stile era puro istinto: rovescio a una mano da manuale, volée micidiali, anticipo fulminante. Ma a renderlo unico non erano solo i colpi, bensì quell’aura di imprevedibilità, la passione viscerale, i litigi esplosivi e lo spirito combattivo. McEnroe si infuriava, gridava, scuoteva la testa, poi serviva un ace perfetto. In una sola partita riusciva a passare dall’estasi alla furia.
Ha vinto 7 Slam in singolare e 9 in doppio, ma ha lasciato un segno ben più profondo del numero di trofei. Ha reso il tennis più vivo, più umano, più spettacolare. Dopo il ritiro, è diventato un commentatore brillante, una rockstar del tennis e un'icona pop, sempre fedele alla sua natura: fuori dagli schemi, autentico, inarrestabile.
Con McEnroe, il campo da tennis è diventato teatro, duello, confessione. Un uomo che ha fatto del conflitto la sua forza, e della passione il suo linguaggio.
Nel 1984, McEnroe chiuse la stagione con l’incredibile record di 82 vittorie e solo 3 sconfitte. Quell’anno, riuscì persino a battere Jimmy Connors in 1 ora e 7 minuti nella finale di Wimbledon, concedendogli solo 4 game. Una delle prestazioni più dominanti nella storia del tennis.
ICONICOMIX lo celebra
perché ha trasformato il tennis in un atto teatrale e rivoluzionario. Ha incarnato il conflitto tra genio e istinto, disciplina e ribellione.
Ha reso iconico ogni suo “You cannot be serious!”.